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Recensione - Fitoparking



 L’Urban Green Line (UGL) è un progetto promosso e sviluppato dalla Cattedra del prof. Antonino Saggio alla Sapienza di Roma. Si tratta di un anello ecologico e infrastrutturale lungo circa 13 km, concepito per collegare due poli ambientali e culturali fondamentali della città: il Parco archeologico della Caffarella e il Parco di Centocelle.

Lungo il suo tracciato, suddiviso in 21 tratti di strade esistenti, vengono sviluppati progetti mirati che intervengono localmente ma che contribuiscono a un disegno urbano di scala metropolitana. Il cuore del sistema è rappresentato da una nuova linea tranviaria di concezione innovativa, che non solo collega aree periferiche e centrali, ma diventa il motore per attivare interventi urbani, ecologici e tecnologici.

L’UGL prosegue e amplia le ricerche iniziate con UrbanVoids, passando da micro-interventi localizzati a un sistema infrastrutturale capace di affrontare questioni di scala più ampia. I principi guida sono cinque: MultiFunctionality, Systematic Green, Information Technology Foam, Living Accessibility e Magic Crisis, che mirano a integrare sostenibilità, tecnologia, accessibilità e qualità urbana.


In questo contesto si colloca Fitoparking di Gaetano De Francesco, una proposta che reinterpreta radicalmente la tipologia del parcheggio urbano.


planivolumetrico

Fitoparking nasce dalla volontà di ribaltare un’immagine consolidata: quella del parcheggio urbano come “non luogo”, grigio, passivo, a volte persino ostile. L’idea è invece quella di trasformarlo in un polmone della città, un’infrastruttura che non solo ospita auto, ma respira, filtra, produce ossigeno e restituisce qualità all’ambiente. 

Non un semplice spazio funzionale, dunque, ma un organismo architettonico vivo, capace di reagire al contesto e di diventare un nodo attivo nella rete della Green Line.


sezione

Dal punto di vista formale, il progetto si ispira chiaramente a modelli biologici. Le superfici richiamano la struttura della pleura polmonare, membrane che si piegano, si intrecciano e si torcono in continuità. Non esistono più volumi rigidi e ortogonali: piani e pareti si fondono in un fluire dinamico che trasmette l’idea di movimento e vitalità. L’edificio appare quasi come un corpo in tensione, una macchina che respira, un landmark che rompe con l’immaginario statico dei tradizionali garage. 

La pelle architettonica è il vero diaframma dell’organismo: accoglie vegetazione, ospita turbine eoliche e pannelli solari, funziona come membrana climatica e come simbolo urbano.

L’innovazione non è solo estetica. Fitoparking integra sistemi di fitodepurazione, muschi e licheni come bioindicatori dell’inquinamento atmosferico, bacini per la raccolta e depurazione delle acque meteoriche. In questo modo, l’edificio diventa una vera e propria macchina ecologica autosufficiente: un parcheggio che non consuma ma produce, che non sporca ma depura, che non isola ma connette.

prospetto


Inserito all’interno del disegno dell’Urban Green Line, Fitoparking assume un ruolo strategico. Non rimane un gesto isolato, ma parte di una rete più ampia che mette insieme mobilità sostenibile, corridoi verdi, tecnologie digitali e spazi pubblici. È, allo stesso tempo, nodo di interscambio e luogo educativo, perché mostra ai cittadini processi ambientali che solitamente restano invisibili: il filtraggio dell’aria, la produzione di energia, il biomonitoraggio. Diventa così anche uno strumento di consapevolezza e partecipazione, capace di coinvolgere comunità locali e scuole.


vista interna

Più che un edificio, Fitoparking è una dichiarazione: dimostra che persino le infrastrutture più ordinarie e “invisibili” della città possono essere ripensate come dispositivi attivi di sostenibilità e qualità urbana. È un cambio di paradigma che guarda avanti e che suggerisce un futuro in cui le città non si limiteranno a gestire i propri spazi, ma li trasformeranno in organismi vivi e produttivi.

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